Nell’ultima puntata di Domenica cinque, programma di punta di Barbara D’Urso, uno dei temi del talk show è stato ‘’ il dramma dei padri separati’’. E non è certo la prima volta che un programma tv se ne occupa. La vita in Diretta se ne occupà proprio il giorno della festa della donna: 8 marzo 2010.
Nel clima di dibattito, moderato dalla D’Urso, si è partiti dal caso dell’uomo di Brescia che, in un raptus di follia, ha ucciso la figlia di 3 anni e il cane e poi si è tolto la vita per poi arrivare ai casi di più normale quotidianità di molti padri alle prese con i problemi di affido. Il problema affrontato è difatti spinoso e sempre più al centro di dibattiti e di attenzione. Si moltiplicano le associazioni e le pagine sui social network (Facebook ne è prova), canali tematici su YouTube per seguire e prestare aiuto a padri in difficoltà e disorientati. Per sensibilizzare a un condizione che esiste e spesso è crudele.
La prima associazione e unica ufficiale in Italia è Padri Separati d’Italia (www.padri.it). Fondata nel 1991 con atto notarile e con sede a Bologna, l’associazione risponde da diciasette anni alla necessità di dar voce e spazio al caso. Una delle reti di assistenza proposta è il ‘’ Pronto Papà’’, un servizio disponibile anche per i non soci e che telefonicamente offre consultazioni personali e indicazioni pratiche.
Non solo padri ‘‘comuni’’ ma anche padri della ‘‘tv’’. Volto noto del piccolo schermo e giornalista, Tiberio Timperi racconta sulle pagine del free press City (servizio di Elena Tebano del 23 settembre 2010) la sua esperienza di padre separato. Durante l’intervista, il conduttore esprime solidarietà per chi non avendo le necessarie risorse economiche si ritrova in seri problemi. Anche secondo Timperi, come molti padri ‘‘comuni’’, il problema è che in caso di separazione il sistema culturale spesso sembra privilegiare le donne rispetto agli uomini. Insomma i padri non sono genitori di ‘’serie B’’ come afferma Timperi, rappresentando anche chi non avendo la giusta popolarità passa dietro le quinte. Insomma la legge che impone l’affidamento condiviso in vigore dal 2006 non viene spesso rispettata.
Insomma, una situazione che cerca e che deve trovare una via di svolta. Una svolta che riesca finalmente a essere ‘’uguale per tutti’’ nel vero e unico interesse: quello dei figli.
Scritto da Francesa D’amico





