Una scena tratta da “L’attimo fuggente”, un film di Peter Weir del 1989. Quante volte abbiamo sentito dire “Carpe diem” e quante volte lo abbiamo ripetuto noi stessi? Un modo di dire che può sicuramente definirsi “comune” in quanto non c’è persona che almeno una volta non l’abbia pronunciato. Quanti di noi, tuttavia, conoscono effettivamente l’origine di queste parole? Nel I secolo a. C. il poeta latino Quinto Orazio Flacco compose l’ode del celeberrimo “Carpe diem” racchiudendo, in pochi versi, il proprio senso della vita nella visione di un’esistenza precaria che inevitabilmente il tempo trascolora e la morte getta nell’oblio. “Cogli l’attimo” è un invito a godere pienamente ogni istante che il presente ci offre poiché non è concesso all’uomo conoscere il futuro. “Accetta quello che sarà. (…) Mentre parliamo, già sarà fuggito, maligno, il tempo che ci è dato: strappagli questo giorno, e non fidarti troppo del domani” (Orazio, Odi, 1-11) Questi versi creano un parallelo letterario con il “Trionfo di Bacco e Arianna” composto da Lorenzo de’ Medici nel 1490: “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza“. L’unica brutale verità, sancita quasi lapidariamente dalle parole di Robin Williams, è “che siamo cibo per vermi“.
“Cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita“.
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