Breve intervista ad Umberto Lenzi, regista del film “Milano odia: La polizia non può sparare”, dove si parla degli anni 70 e del genere cosidetto “poliziottesco” all’italiana, episodi di violenza efferata ad opera della criminalità organizzata, piccole bande o deliquentelli che mettono a ferro e fuoco la grande città, consapevoli di una polizia impotente, con le mani legate. Nel film il tipico commissario con grande intuito e tenacia cerca di braccare a tutti i costi sedicenti malviventi, che presi dalla follia omicida lasciano alle loro spalle stragi di innocenti, bambini compresi. Purtroppo l’amarezza delle situazione è disegnata da un maresciallo che osserva quanto le forze dell’ordine brancolino nel buio in certi casi, e se vengono arrestati i presunti colpevoli, il giorno dopo, grazie alle solite beghe burocratiche, vengono rimessi in circolo liberi di agire impuniti, ma questa volta… Un Tomas Milian all’apice del genere thriller all’italiano, imperdibile, inseguimenti mozzafiato attraverso la Milano popolare, come racconta il regista Lenzi nell’intervista, i Navigli, oggi zona resindeziale e di moda della Milano perbene, un tempo invece frequentata da gente di ogni sorta. Partecipazione anche di Ray Lovelock, altra grande icona del cinema di genere. Uno dei film + violenti del genere insieme a “Uomini si nasce, poliziotti si muore” del regista Deodato, apprezzato all’estero con il suo “Cannibal Holocaust” da registi come Peter Jackson (Il signore degli Anelli)
httpv://www.youtube.com/watch?v=6gVFQt5O7ZY





