A tre anni dalla morte, le sue parole fanno ancora scalpore
Per ogni autore, il libro è come un figlio: lo concepisce, lo partorisce, lo ama e lo difende. Quale madre non sceglie la salute del figlio, anche se questo significa sacrificare la propria?
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Quando Oriana scoprì di avere un tumore ai polmoni, scelse di non lasciare il lavoro a metà, di non abbandonare la sua creatura: decise di ultimare la traduzione del libro “Insciallah”, nato dopo la permanenza di un anno in Vietnam, e poi di operarsi, per contrastare quell’alieno, quel nemico che le stava invadendo il corpo. Le sue parole coraggiose, più spesso criticate che difese, continuano tutt’oggi a fare il giro del mondo. Non solo per la naturalezza e la schiettezza disarmante con cui ha affrontato la malattia, ma per la forza che guidava ogni sua parola, ogni battaglia.
“Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano.”
Celebri sono le sue interviste a celebri esponenti politici, da Giulio Andreotti a Indira Ghandi, da Gheddafi all’Ayatollah Khomeini: memorabile l’intervista a quest’ultimo, durante la quale la giornalista lo definì tiranno, per le sue concezioni sessiste, togliendosi con rabbia il velo che era stata costretta ad indossare per poter essere ammessa alla presenza del capo spirituale.





