A volte nel cinema troviamo film che ricordano per la sequenza di immagini più quadri o squarci di paesaggi immortalati da un grande pittore, è questo il caso del maestro koreano Kim Ki-Duk, noto al grande pubblico già per film come Ferro3-La casa vuota o La samaritana. La bravura di questo cineasta è saper riportare la sua passione e tecnica per la pittura in un film che si racconta per immagini, pochissimi dialoghi, mai banale nel narrarci la storia di un discepolo e il suo maestro ritirati in vita ascetica a pregare e lavorare in un piccolo tempio su un’isoletta al centro di un lago, nel cuore di un verde incorniciata da picchi che sembrano immergere e abbracciare lo spettatore quasi come rassicurarlo e invitarlo a partecipare alla storia, raccogliendo gli insegnamenti che la vita lassù sa donare a quel bambino prima o poi già uomo, una vita che può regalare allegria, crudeltà, amore, morte e che il discepolo imparerà a conoscere e a rispettare con il tempo, diventando a sua volta maestro e raccogliendo un’eredità che passa di uomo in uomo e svela il mistero della ciclicità delle cose, ad ogni anno, fatto di stagioni, segue un altro, ad ogni primavera ne segue un’altra, e ogni uomo lascia posto ad un altro. Grande atmosfera e oniricità per uno dei migliori film di Kim Ki-Duk, “Primavera, Estate, Autunno, Inverno.. e ancora Primavera” non è solo un film, è il racconto della vita..
httpv://www.youtube.com/watch?v=2-4YGfhIPNQ

