lei capì chiaremente che se lui era il fuoco, lei doveva essere il legno..
Forse una delle canzoni meno conosciute al grande pubblico di De Andrè, l’esaltazione e il sacrificio dell’eroina di Francia, nella sua delicata figura che con fierezza muove passo dopo passo verso il caldo abbraccio finale. De Andrè mette a nudo la fragilità umana, dove l’impegno e la ricerca continua di portare a compimento i propri ideali si contrappone con la normalità disincatata, certo pur priva di grande clamore come liberare il popolo dall’oppressore, ma genuinamente la base di una vita messa da parte fino a quel momento.
L’impossibilità di vestire un abito bianco, condurre una vita pur semplice ma non tanto meno ricca di emozioni quali solo la quotidianità può regalarci.
Della guerra ormai stanca, Giovanna lascia alle spalle giorni di gloria e grande fierezza ma consapevole dei grandi sacrifici intrapesi, e l’ultimo atto dovuto alla sua umanità e raccogliere lacrime di quello che si appresta a lasciare.
De Andrè immagina un téte à téte con il fuoco e la giovane, egli con il suo caloroso abbraccio vuole accogliere l’apparente impertubabile donna con il suo orgoglio, felice di accoglierla come sua sposa. Lei avanza verso questo compagno, intenso e pieno di solitudine nel suo fragore. L’alchemica unione tra i due porta a cenere bianca e nel suo consumarsi, Giovanna capisce che questa ancestrale unione tra lei e il suo ultimo compagno la pone come radice, come legno ad alimentare le ultime fiamme della sua vita.
De Andrè poeta, romanziere e novelliere di una bellissima storia.

