In Italia sono 80 mila le perosne che vivono e camminano normalmente grazie ad una protesi. Una evoluzione se si pensa che venti anni fa tutto questo non sarebbe stato possibile. I cambiamenti nel panorama dell’evoluzione dell’artosi sono numerosissimi, in particolare per le persone anziane che sofforno di gravi deformità dolorose, l’utilizzo di protesi articolari ginocchio, anca e spalla, rappresentano delle soluzioni miracolose. Una protesi permette di camminare di nuovo senza quel dolore continuo tipico di chi soffre di artosi e non ha più cartilagine da fare da cuscinetto alle articolazioni. Ma anche una protesi nel tempo può consumarsi e va sostituita. Normalmente la protesi dura 15 anni e si deve sostituire per l’usura della componente intermedia, per le infezioni o i rari malfunzionamenti.
5 casi su 100 protesi, sono rari quindi gli interventi di revisione, ma quei pochi sono sempre molto difficili. La sostituzione del vecchio impianto comporta la rimozione del tessuto osseo ed in qualche caso di tessuto legamentoso. E’ necessario andare a trovare un ancoraggio dove il tessuto osseo è ancora valido. Per questo si utilizzano degli steli molto lunghi sia per la parte tibiale che femorale. I migliori risultati con le protesi da revisione si hanno quando si utilizzano dispositivi cosi detti “modulari”: l’operatore, durante l’intervento può personalizzare la protesi e recuperare i deficit presenti nella vecchia protesi.

