Stavolta il colpaccio gli è riuscito sotto gli occhi di Thierry Henry, altro fuoriclasse che possiede notoriamente una mano micidiale. Secondo set del 1° turno contro l’argentino Bryan Dabul, 6-1 5-3 Federer, vantaggio Dabul. L’orologio del centrale dice 23.12 quando Dabul, in apnea, alza un gocciolone difensivo. Il Genio scivola indietro sprintando sui muscoli setosi, spalle alla rete, e voilà!, frusta con lo scafoide un passante incrociato da sotto l’inguine che fila via secco e crocifigge a fondocampo il povero gaucho, le ginocchia flesse, i sopraccigli sollevati a significare: «madre de Dios».
Boato del pubblico, estasi dell’autore. Un colpo che vale il biglietto. Ma non provate a imitarlo, se non volete parlare per il resto della vita su un’ottava più alta.

